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mercoledì 28 ottobre 2015

Dedicato a Nadia Verrua


La bottiglia è stata aperta una settimana prima, sorseggiata quasi metà, poi tappata e dimenticata sotto il lavello, Bandita 2012 c'è scritto sull'etichetta.
Tremo mentre verso il vino nel bicchiere dell'acqua, manco mi sono alzato a prendere il calice, sarà appena bevibile penso...sorseggio e BOOM! sono tramortito dalla bontà.
Rimango attonito qualche minuto, poi corro a prendere il calice delle grandi occasioni. E' un'esplosione di more, vignole, bacche, denso quasi di polvere terrosa, tutto materia, terziari a palla, vivo di un vivo quasi come se nulla potesse alterarlo.
Sono ebbro, felice, commosso dall'alchimia, dall'alchimista, che ha prodotto questo vino non solo per sè ma per condividerlo con gli altri.
E' l'ennesima conferma delle immense potenzialità dell'uva barbera nelle giuste mani, è l'ennesima conferma che il rispetto, la cura della vigna e della naturalità della materia prima sono la strada da seguire.
Allora mi alzo in piedi e alzo il calice. Dedicato a Nadia Verrua, Cascina Tavijn.

mercoledì 7 ottobre 2015

Il Gewurztraminer secondo Cristiana Galasso, cronaca di un pranzo di fine agosto in Abruzzo Citeriore

Di Vittorio Rusinà 
 
Dopo il lungo viaggio dal Nord è una gioia sedersi al tavolo della "cucina all'aperto" davanti alla cantina di Cristiana Galasso, gli occhi alla piccola vigna di muller thurgau e alla grande vigna più in su sulla costa della collina, vigna che un giorno verrà, così dicono i segni nell'orizzonte.
"Assaggiate quest'uva!" ci dice Cristiana, posando sul tavolo imbandito, un grappolo dagli acini color del sole con sfumature di tramonti "E' Gewurztraminer, l'uva più buona che c'è."



In effetti è un trionfo di bontà, io, Eugenio e Riccardo rimaniamo basiti spiluccando l'uva, è buonissima.
Ma la vera magia è quella di farci assaggiare un calice di Gewurztraminer ancora sulle bucce, ormai da quasi un anno, un piccolo esperimento con l'uva vendemmiata nel 2014.



In un attimo è come essere trasportati ad un'era antica, quasi preistorica, di fronte al vino primordiale.
E tutto intorno fu silenzio, Dioniso era lì con noi, solo le api osavano avvicinarsi ai calici, e fu estasi.

lunedì 28 settembre 2015

Ortrugo frizzante 2014, Gaetano Solenghi




di Niccolò Desenzani

Ho assaggiato questo vino in occasione di un evento cui partecipavano molti produttori piacentini, in una bellissima serata di tarda estate alla Faggiola di Gariga di Podenzano.
Per la verità il sorso quella sera mi aveva dato l’impressione che il vino ancora dovesse svolgere qualche processo nella bottiglia. Cosicché ne ho prese due bottiglie e le ho lasciate in garage, dove la temperatura può anche alzarsi un po’. Non ho però resistito alla curiosità e poche settimane dopo ne ho messa una in frigo. Poi è arrivata la prima domenica uggiosa milanese, passata per lo più in casa a far lavoretti, ma con l’inaspettata visita di un antico amico.
Così nel preparare un risottino, ho stappato questa bollicina naturale: wow che spettacolo!
Ortrugo, ma poco o nulla birroso, intenso leggermente amaricante e con una vena di ossidazione grassoccia che fa veramente godere.
Non è dato sapere se vi sia un futuro longevo in una bottiglia così giovane eppur già così pronta, figlia di un annata light, ma con una sostanza parecchio incisiva e con una qualità “ossidativa” incredibilmente ben formata.
Io bevo e immagino già una gita da Gaetano Solenghi e da suo figlio Nicola.


giovedì 24 settembre 2015

Picotendro

di Andrea Della Casa

In cantina trovo questo ricordo di un viaggio passato e decido sia giunto il momento di rievocarlo.
Nebbiolo valdostano, vinificato in bianco, già di per sé mi incuriosisce. 
Ma le sorprese non sarebbero finite qui.
Stappo, mescio e……grande stupore! Nel calice si eleva una decisa “frizzantezza” che non è una semplice rifermentazione carbonica, ma più tra il pétillant e il frizzante vero e proprio. 
Onestamente rimango un po’ basito di fronte a tale inaspettata reazione.
Si propone in veste giallo intensa, quasi ambrata, ricordando assieme a leggere note dolciastre qualche tipologia di birra a doppio malto.
In bocca è abboccato, decisamente, senza sconfinare nei terreni della stucchevolezza grazie forse anche alle bollicine ben presenti che ne sostengono la beva.
Presente una innocua punta ossidativa.
Setoso quasi vellutato, riempie ogni angolo del palato con le sue rotondità e la sua pienezza.
Bevuta insolita, atipica, comunque non sgradevole.
Rifletto poi sull’effervescenza scalpitante. 
Voluta o casuale? 
Malolattica svolta in bottiglia?
Non azzardo sentenze e rimango nel limbo del mio dubbio.