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martedì 25 agosto 2015

Metti 3 amici del bar, che una sera di fine estate, partono per un viaggio fra Marche e Abruzzo...


D'improvviso, qualche tempo fa ci è venuta un'idea, a me, a Eugenio e Riccardo: "E se verso la fine di agosto si partisse insieme ad andare a visitare qualche vigna e qualche cantina tra Marche e Abruzzo?". Sembrava impossibile a realizzarsi e invece, eccoci qua in partenza.

Il mezzo è stato scelto per raggiungere la meta finale che è Feudo D'Ugni e che sta al fondo di una stretta strada sterrata in mezzo ai boschi, fondamentali sono le damigiane e le taniche per l'asporto di vino direttamente dalle vasche.

A San Valentino in Abruzzo Citeriore ritroverò Cristiana Galasso e Lorenza Ludovico, due vignaiole che stimo, e sarà gran festa sotto la tettoia, là vicino alla piccola vigna, in mezzo ai gatti, seduti attorno al grande tavolo, il vino scorrerà a fiumi e sarà convivio. (Vittorio).


Sentivo il  bisogno di un viaggio del genere; ho passato per tanti, troppi motivi, molto tempo lontano da questa mia grande passione. In più sono da sempre convinto che per comprendere al meglio una bottiglia di vino, si debba conoscere il territorio, viverlo anche se per poco, passeggiare per le vigne, in cantina, ma soprattutto conoscere ed ascoltare la persona che sta dietro a questo nettare colorato. È nata un po' così l'idea di questo viaggio. Quasi per ripartire, per ritrovare se stessi e ritrovarcisi (per quello che mi riguarda, almeno).

Sì, questo mi mancava: viaggiar per vignaioli/e e vini. Quale occasione migliore, se non assieme ad alcuni #amicidelbar?

Perché Marche e Abruzzo? Perché era da tempo che volevamo andare, perché di alcuni vini che adoro non conoscevo appunto il territorio, o per stringere calorosamente la mano a persone che stimo.

Passeremo quindi dall'Oasi Degli Angeli, da Mida, da Emidio Pepe, Da Lammidia, per finire in bellezza da Cristiana Galasso di Feudo D'ugni, come anticipato sopra da Vittorio. Ma anche da altri, se ne avremo le forze.

Partiremo mercoledì 26 agosto prima dell'alba, senza sapere nemmeno dove dormiremo (se avete qualche suggerimento, scriveteci), ma con la certezza che sarà un viaggio indimenticabile. (Riccardo).



Facciamo un gioco. Ci vogliono: una cartina dell'Italia; una freccetta; un braccio. Alzi il braccio e tiri la freccetta. Ecco, (quasi) ovunque tu abbia infilato la punta, lì c'è un reperto archeologico, Così dicono. E una vigna.
Ecco, noi  non siamo archeologi. E, a dirla tutta, non è che si è tirato bendati. Diciamo che abbiamo sbirciato. E' che si voleva andare verso sud. Verso un sud che ci attira come api al miele. Le Benedette-da-Dio Marche e Abruzzo. E così passeremo da quel gruppo di supereroi mascherati i Piceni Invisibili. Si ripasserà da Pepe, Emidio, quello vero. Ci faremo ingolfare fino all'ingolfabile di arrosticini dai ragazzi di Lammidia. E ci butteremo alla Fiera dello Struscio dei gatti di Cristiana.  Romagna-Marche.Abruzzo-Italia: una faccia, una razza. (Eugenio).

P.S. Ci sarà anche un hashtag: #gliamicidelbarinviaggio. Seguiteci!

mercoledì 17 giugno 2015

Distilleria Quaglia. Distillati di qualità (e non solo) in città.


Camminando per la città, sempre più spesso capita di percepire la voglia genuina di sperimentare prodotti d'eccellenza, il bisogno di andare oltre il clichè dei locali alla moda tutti irrimediabilmente  uguali nella concezione del locale stesso e spesso con prodotti molto simili tra loro. 
Eccoci a parlare allora della Distilleria Quaglia, lo spaccio/dinner bar, nato un paio di mesi fa nella fucina di eventi e talenti che sta rapidamente trasformando il quartiere Vanchiglia a Torino.
Il locale si propone innanzi tutto come punto di vendita diretta dei prodotti di casa Distilleria Quaglia, azienda che opera dal 1890, immersa tra l'astigiano e la collina torinese e che si trova capitanata ormai dalla quarta generazione di famiglia. Il catalogo dei prodotti proposto dall'azienda è impressionante si va dalla grappa nelle sue trenta e passa varianti, ai liquori e amari tradizionali, molto buono quello al chinotto, ho avuto anche occasione di assaggiare un' ottima vodka, davvero lineare e pulita.
Punta di diamante, inoltre, è il Vermouth del Professore che nella versione rossa è  l'unico vermouth al mondo creato a partire da vini bianchi e rossi 100% italiani, con aromatizzanti dati al 100% da vegetali e prodotti internamente all'azienda che matura per sei mesi in piccole botti di rovere andando a ricalcare il percorso di un identità squisitamente torinese.

Tra le altre cose mi ha molto colpito anche la determinazione del barman nel voler legare i cocktails al territorio, studiando la tradizione e tentando di rinnovarla. Per quel che riguarda le birre, tengono la linea del birrificio Have a Nice Trip, ma comunque è un locale che va a toccare altre corde, quindi non parlerei molto di birra, buona anche la selezione di vini e la cucina mi è parsa interessante, tuttavia non ho avuto modo di approfondire.Un locale da tenere sicuramente in considerazione a Torino se siete amanti del buon bere e volete scoprire qualcosa di diverso. [deLa]

Distilleria Quaglia, via Giulia di Barolo 54, Torino, Tel. 011 1950 0519
https://www.facebook.com/distilleriaquaglia

lunedì 15 giugno 2015

Birra Montegioco, La Mummia 2011.


Ci sono birre a livello mondiale che sono ammantate da un'aura quasi mistica, birre perdute nel tempo, che hanno fatto la storia oppure che seguono dei percorsi produttivi particolari che le rendono uniche. La Mummia del birrificio Montegioco è una di queste. Nasce come esperimento di birra acida ad opera di Riccardo Franzosi, la base per il primo esperimento fu la Runa messa in botti che avevano ospitato la Creatina di Elisa Semino (Azienda Agricola La Colombera), ma sembrava che l'esperimento non riuscisse ad intraprendere la forma desiderata, così dopo ripetuti assaggi, la birra finì nel dimenticatoio. Fu proprio mastro Kuaska in una delle tante visite al birrificio a volerla tirare fuori dal limbo  in maniera quasi casuale dopo diverso tempo, finalmente la birra era pronta e il nome venne fuori spontaneamente, la Mummia era uscita da quella botte che era diventata un vero e proprio sepolcro , pronta a conquistare il mondo.
Da allora la ricetta è stata ritoccata e la birra  in bottiglia è diventata il prodotto dell' assemblaggio di diverse barrique (ex Barbera Bigolla di Walter Massa) contenenti Runa, Rat Weizen e Tibir. Nel bicchiere si presenta di un bel oro antico, la schiuma è bianca, fine e, sorprendentemente, persistente.
Al naso, si presenta molto fine ed elegante con fiori di campo, frutta a polpa bianca, agrumi e una nota speziata a cui fa eco il passaggio (prolungato) in botte che porta con sè aromi rustici, coperta di cavallo ed una nota lattica.
In bocca si presenta di corpo esile, l'attacco è caratterizzato dall'acidità lattica, limone a cui però si affiancano da subito sentori floreali, pepati e di fieno. Il finale è secco e leggermente astringente e ripropone la nota acida che regala al percorso gustativo un taglio molto rinfrescante e ne  facilita la beva. Il retrogusto è lungo e caratterizzato da una sensazione leggermente legnosa e fruttata.
Una birra eccezionale, di non semplicissima reperibilità, che proietta questo birrificio nell'olimpo delle birre di caratura mondiale, la cosa che colpisce immediatamente è la semplicità con cui si lascia bere nonostante una notevole complessità. Abbinamenti: pesce alla brace, pesce crudo, formaggi freschi oppure il vostro semplice godimento. (deLa)

venerdì 12 giugno 2015

Orti.ca, una piccola grande oasi a Vercelli

di Vittorio Rusinà

Io, Vercelli, non sapevo che fosse bella, e che nel suo centro, in un piccolo vicolo medioevale ci fosse un'oasi di frescura, di relax e bontà. Ci sono voluti tanti anni, poi un giorno qui si trasferisce Sara Rocutto dalla Mitteleuropa e Igiea Adami pensa bene di invitarmi ad una passeggiata ornitologica nelle risaie della sua tenuta agricola. Una addizione di coincidenze su un piano temporale congeniale.



"I mobili, le stoviglie, beh abbiamo rovistato nelle cascine di famiglia" dicono Anna e Lucilla, le giovani proprietarie del locale, più tardi una zia di passaggio in bici confermerà. Mi piacciono molto i piccoli bicchieri da osteria antica sul tavolo, Sara dice che da lei sono i goti "i bichieri da ombra". Bello vedere in carta tante ottime birre artigianali, i vini naturali di Francesco Brezza, di La Casaccia, di Giorgio Barovero (è un amico di Iuli mi dicono le ragazze, stupite che non lo conosca, ma come tu sei o non sei @tirebouchon).



Nel mio piatto: riso Carnaroli integrale di Naturalia con zucchine e nasturzi al basilico. A seguire il roast-beef "biodinamico" di Tenuta Migliavacca (una super-rarità), gli splendidi formaggi della Fattoria della Capra Regina di Fubine (AL), il pane fatto in casa, la crostata di marmellata di zucca.



Piccoli vasi di erbe e fiori, tre tavolini all'aperto nel vicolo ricco di ricordi e di storie antiche, quasi un caroggio o una calle. Bello passare del tempo qui, senza fretta. Orti.ca già stai nel mio cuore.




foto by Sara Rocutto

Orti.ca, Vicolo Croce di Malta 4, Vercelli