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giovedì 18 dicembre 2014

Vigna del Noce 1997 Barbera d’Asti Doc – Az. Agricola F.lli Trinchero

di Cristian Quarantelli

E’ sabato sera, sono le 20.00.. l’indecisione su dove andare a cena è a mille…

IO – “Andiamo lì?”
LEI – “Boh… non so?!?”
IO – “Andiamo là??”
LEI – “Boh… non saprei….”
IO – “Andiamo alla Tavernetta??”
LEI – “Ok , andiamo li….”
IO – “Telefono.. Si, buonasera avete ancora un tavolo per due per stasera?”
L’ALTRA – “Un attimo che verifico… si, c’è ancora un tavolo, è l’ultimo siete fortunati… ma se riuscite venite dopo  le nove perché ci sarà da aspettare un po’.”
IO – “Ok nessun problema, grazie. A dopo.”
L’ALTRA – “A dopo. Buonasera.”
IO – “Buonasera.”

La Tavernetta del Lupo  è un ristorante che si trova a Sorbolo Levante, già in provincia di Reggio Emilia ma ad una ventina di minuti da casa mia. Per quanto mi riguarda è ”IL” posto del cuore, il posto che so che mai mi deluderà, sia per quanto riguarda la cucina che per quanto riguarda la cantina. Il posto dove vado quando voglio coccolarmi e farmi coccolare!

Sono i primi di ottobre, periodo di funghi, e manco a pensarci due volte, si ordina uno sformatino di funghi misti, tagliolini fatti in casa con porcini e finferli una porzione di porcini fritti… giusto per pulirsi in bocca! ;-)
 Apro la carta dei vini, vado a cercare qualcosa tra le annate più vecchie che spesso hanno un ottimo rapporto qualità prezzo e... ta dàaa… gli occhi cadono su un Vigna del Noce 1997 di Trinchero.  Preso!
















Il servizio è perfetto, il vino viene scaraffato com’è giusto che sia dopo 15 anni chiuso in bottiglia, e se devo essere sincero il residuo sul fondo non è nemmeno eccessivo… non vedo l’ora di mettere il naso nel bicchiere e ce lo pianto dentro!
Dopo la prima spolverata il vino inizia a presentarsi ed escono sentori di cuoio, incenso e frutta rossa macerata lungamente sotto spirito… in bocca è incredibile ed è il frutto che la fa da padrone, l’acidità credo sia ai massimi storici, il vino è vivo, vivissimo nonostante i 17 inverni sulle spalle. Resto scioccato! Il tannino è suadente e setoso, tutto è assolutamente finissimo.
Il sorso riempie la bocca e io mi riempio di gioia!

























Più passa il tempo e più il vino si apre e si presentano sentori di tabacco da sigaro, appaiono note affumicate quasi di pietra focaia… ma il bello resta la sua freschezza e la sua beva!



Raffaella (L’ALTRA), la titolare del locale insieme al marito Lorenzo che è l’artista in cucina, si avvicina al tavolo per chiedere se è tutto ok , e io pervaso di gioia nello spirito e nello stomaco confermo come sempre e lodo il vino… e lei dice: “Siete stati proprio fortunati, era l’ultima bottiglia

A presto!
Cristian

La Tavernetta del Lupo
Piazza Pallini, 1
42041 Sorbolo Levante - RE

mercoledì 17 dicembre 2014

Stille Nacht 2014. E' Natale.

di Diego DeLa


Tra i birrofili di tutto il mondo Natale arriva veramente quando, a inizio dicembre, viene messa in commercio la Stille Nacht. Stiamo parlando di una birra che in qualche modo fa stile a sé ed entra in concorrenza solo con le sue omonime di diverse annate.  Puntualmente, ogni anno, vengono organizzate degustazioni verticali di questo nettare supremo e in qualche modo noi tutti aspettiamo i primi resoconti degustativi di anno in anno, capita infatti che la Stille si presenti esplosiva sin da subito, altre volte sembra che il lavoro di Kris Herteleer non abbia portato i risultati sperati, salvo poi doversi ricredere diverso tempo dopo, con una birra che evolve incredibilmente in bottiglia.
Il tempo, ecco, il tempo è una questione fondamentale nell’approccio a questa birra. Innanzitutto si tratta di   un prodotto stagionale, legato indissolubilmente a questo periodo dell’anno e poi ci troviamo dinnanzi ad una delle birre  da invecchiamento per eccellenza per cui è doveroso accaparrarsene almeno qualche esemplare per vedere fin dove si espanderà la magia di questa fermentazione, cercando di coglierne i cambiamenti l’anno successivo e di indovinare il momento in cui ci sarà il picco qualitativo.
Per chi non conoscesse la casa dei birrai pazzi, la De Dolle brouwerji è situata ad Esen (Belgio), ed  il birraio viene considerato da molti esperti e guru del settore come una sorta di divinità dei processi fermentativi, effettivamente la qualità standard dei prodotti De Dolle è molto alta e l’alone di misticità legata al birrificio viene alimentata anche dal recupero del lievito Rodenbach originario, nel momento in cui la Palm smise di fornirlo ufficialmete a Kris e  la "leggenda" narra  di una coltivazione recuperata da qualche fusto non del tutto esaurito tornato in birrificio dai paesi del nord nel novembre 1999.
Tornando alla birra, nel bicchiere si presenta di un bel oro antico con riflessi aranciati, lievemente opalescente, spicca alla vista una schiuma fine, bianca e molto persistente.
Per quel che riguarda l’aroma ci si può davver sbizzarrire, in questa versione del 2014 pare che sia più facile elencare le cose che non si trovano rispetto a quelle che ci sono…una birra ricchissima, generosa nelle sue espressioni aromatiche. Si parte dalla frutta esotica per poi incorporare frutta candita, agrumi, big babol, mandorla,torrone, paglia,un tocco di banana, un lieve erbaceo, avvertibile anche una base biscottata a cui si aggiunge in maniera molto discreta un aroma etilico piacevolmente riscaldante. Con il tempo appaiono anche frutta rossa sotto spirito e uvetta, ma l'impressione è che davvero si possa andare avanti molto a lungo cercando continuamente elementi nuovi.
In bocca il corpo è medio alto e la carbonazione di media intensità, l’attacco è dolce e porta con sè tutte le sensazioni presenti al naso per cui miele, mandorla e frutta candita su tutto, il “miracolo” avviene quando si sovviene una discreta acidità portata dai lieviti che riesce a ripulire da tutta la dolcezza precedente ed invita inesorabilmente alla bevuta. Il finale è abbastanza secco, lunghissimo e ci dona sensazioni di mandorla, anice e una splendida buccia d’arancia. L’alcol (12%) è molto ben nascosto e rende la bevuta estremamente appagante e “pericolosa”.
Una grande  birra, da provare assolutamente, in accompagnamento col panettone oppure in solitaria lasciandosi rapire il cuore da momenti di pura magia.

martedì 16 dicembre 2014

Focaccia, Bottarga, Dettori Bianco… e fuori nevica!

Di Cristian Quarantelli

Ponte dell’Immacolata, il tempo non è nemmeno tanto male, si decide giovedi sera e venerdi pomeriggio si parte… sempre lì, sempre a Ceresole Reale, dove il cielo si accarezza col palmo di una mano, dove la frenesia dei giorni nostri lì non è ancora arrivata.

Come sempre porto con me un cartone di vino, come dire qb., giusto il minimo indispensabile… tra le bottiglie porto un Dettori Bianco ’11 questo perché mi è rimasta in frigo ancora una Baffa “di un certo spessore” di bottarga acquistata questa primavera in centro a Sassari nella Gastronomia Alberti sotto consiglio dell’Amico Fabio.
 

Quindi oggi si pranza cosi, andiamo al forno “Bio” del paese, persone squisite di cui prima o poi parlerò, e si prende della focaccia, anche quella integrale… fantastica, una delle focacce più buone mai mangiate in vita mia,  e sul banco oggi hanno dei cartocci già pronti, una zuppa tipo Valpellinentze e un tortino di pasta sfoglia con bietole, ricotta, formaggio e uova. Prendiamo quest’ultimo.
 

Si arriva a casa, si scalda il tortino e nel frattempo pelo la Bottarga… il profumo del tortino riempie la cucina e quello della bottarga riempie il mio animo, taglio la focaccia e la scaldo giusto un attimo. Nel frattempo apro il Dettori Bianco, subito è un po’ troppo freddo ma poi quando si scalda un attimo il vino esplode… al naso è balsamico all’ennesima potenza, la macchia la fa da padrona, ginepro, elicriso, resina di pino… l’ulivo e l’oliva o l’oliva e l’ulivo, come meglio preferite e poi una pesca sciroppata che rende il tutto più morbido. In bocca il vino ti invade ogni papilla gustativa, le prende e le strapazza, le scaravolta e le stende ad una ad una… l’acidità di quando mordi una nespola, quelle olive verdi grasse in salamoia, il sale del mare e del maestrale che arriva dal golfo dell’Asinara!
 

Posso definitivamente dire che il Dettori Bianco è uno dei miei vini del cuore e della vita! Un vino emotivo, un vino emozionale, un vino che fa emozionare, un vino che mi ha fatto emozionare! Un vino vivo, un vino col Ki! Un vino prodotto come piace a loro e come piace a me!



A presto!
Cristian


lunedì 15 dicembre 2014

Les Armieres 2011 - Domaine de la Garance

di Andrea Della Casa


[fonte: reseaumonsieurvin.blogspot.com]
Ex terza linea di rugby, Pierre Quinonero nel 1994 ha vinificato le sua prima vendemmia.
Nella regione della Languedoc-Roussillon, in quel di Caux (la cui etimologia riporta inequivocabilmente alla presenza di suolo calcareo), conduce 6,5 ha di vigne da selezione massale certificate bio-ecocert.
Situato proprio all’estremità della catena vulcanica del Massiccio Centrale dove le sue piante trovano un’ideale esposizione ai raggi solari, Pierre lavora i suoi filari di oltre mezzo secolo grazie all’aiuto di cavalli e cerca di combattere in modo preventivo infide avversità come l’oidio attraverso l’utilizzo di miscela di latte in polvere. In cantina i lieviti indigeni sono i soli fermentatori delle uve la cui vinificazione prevede anche la presenza dei raspi, e l’aggiunta di solforosa avviene unicamente attraverso "méchage".



Les Armieres nasce da uve carignan (90%) e syrah radicate su suolo basaltico e marne calcaree, il mosto per l’80% viene elevato in cemento e per il restante venti in barrique, per 27 mesi.
Dopo un inizio timido in cui pare un po’ introverso, libera dal calice profumi vinosi di cantina combinati a spezie pungenti ed esaltazione di piccoli frutti rossi.
Elegante, con un acidità salina quasi salmastra, ma al tempo stessa si distingue per la sua decisa succosità fruttosa. Un tannino di lieve astringenza lascia una fioca traccia amarognola finale che non preclude una beva sorprendente. 
Vino che dopo il primo assaggio scatena salivazione pavloviana ad ogni successiva mescita.